Pokemon: Detective Pikachu WoT Recensione (senza spoiler)


Sfruttando malamente la scusa di accompagnare il suo nipotino in sala per il suo compleanno, il vostro CapitanCaruso si è recato a vedere la nuova pellicola targata Warner Bros: Detective Pikachu
Si sa: il binomio videogiochi-cinema non ha mai portato a risultati particolarmente brillanti (e non vengono in mente neanche pochissime eccezioni…), quindi perché mai stavolta dovrebbe essere diverso?
Infatti il lungometraggio è una trasposizione dell’omonimo videogame del 2016 per Nintendo 3DS e ne segue anche pedissequamente la trama. Alla regia troviamo Rob Letterman, maestro del cinema d’animazione (Shark Tale, Mostri contro Alieni) meno a suo agio con i live-action (Piccoli Brividi).
Insomma, le premesse per un disastro annunciato ci sono tutte, come sarà andata la proiezioni?


Chiariamo subito una cosa: nonostante i bambini presenti in sala fossero numericamente drasticamente inferiori rispetto agli adulti, il film si rivolge proprio ai più piccoli: la trama è semplice (ma efficace) e non risparmia colpi di scena che, seppur un po’ prevedibili per i più grandicelli, rimescolano le carte in tavola più di una volta; le battute e le gag (fortunatamente tutte studiate su Pikachu e altri Pokemon, risparmiando gli attori dal dover essere macchiettistici al fine di far ridere il pubblico) funzionano (molte volte ho sorriso anche io) senza mai essere volgari o fuori luogo; le situazioni di maggior “stress” per i piccoli spettatori (sequenze action e adventure) vengono risolte in breve tempo proprio per non generare ansia. 
Questo ha scontentato una larga parte degli adulti seduti in sala, da cui ho carpito qualche commento che ho ritenuto tra l’imbarazzante e il surreale quale “Dai, è impossibile, ai personaggi succede di tutto e non hanno neanche mezzo segno in faccia, non sanguinano mai…” oppure “Sì, carino il film, però il finale a tarallucci&vino potevano evitarlo…”.
No signori miei, non potevano evitarlo: siete andati a vedere Detective Pikachu, non Venerdì 13


Tornando a noi, dopo qualche scena iniziale un po’ deboluccia e lenta, che serve a introdurre il protagonista “umano” ovvero Tim Goodman (ahimé, l’interpretazione di Justice Smith è proprio la cosa più debole della produzione). 
Per fortuna il film decolla quando irromperà nella vita del giovane (e neo orfano) Tim proprio Pikachu, determinato e disposto a tutto per risolvere il caso della morte del padre di Tim, ovvero Harry, e ritrovare la sua memoria perduta. 
Il tutto incastonato nel bellissimo panorama di Ryme City, un’utopia fortemente voluta da Howard Clifford e figlio, dove umani e Pokemon condividono un’esistenza pacifica. 
Sarà destinata alla disfatta, come tutte le utopie, o si rivelerà un successo? 
Curiosa la scelta di allontanarsi dal core del brand Pokemon, ovvero le lotte tra questi particolari animali: sebbene non manchino strizzatine d’occhio ai fan di vecchia data, una delle tematiche più forti del film rimane quella del rispetto e del legame tra umani e Pokemon. 
Per i circa 100 mi nuti di durata il live action si destreggia perfettamente tra 3 generi diversi, combinandoli e trovando una buona alchimia tra loro, non lesinando sequenze d’azione, d’avventura e di mistery. 

Un plauso va fatto al reparto tecnico: da un punto di vista visivo, a parte qualche microscopica imperfezione, la commistione tra attori e CGI risulta più che perfetta, in particolare proprio su Pikachu, i cui occhi sono spesso più espressivi di quelli degli attori in carne e ossa che lo circondano.
In definitiva, Detective Pikachu è un film ampiamente sufficiente, a cui, se dovessi assegnare un voto, darei un 7 pieno, ma va visto con gli occhi del pubblico a cui è rivolto: i bambini fino agli 11-12 anni.


Il successo che sta riscontrando, tra l’altro, potrebbe aprire la strada ad altri live-action dedicati ai Pokemon, magari anche di generi differenti. 
Ora il vostro Capitano vi saluta e ricordate… Pika-pika!

[di CapitanCaruso]